PAROLE

LIBRI

Da un tragico fatto di sangue, avvenuto a Milano l’11 agosto 1945 e nel quale morirono il ventiduenne partigiano Renzo Novelli e due carabinieri, si dipana, tra sorprendenti scoperte, un intreccio avvincente e misterioso, sullo sfondo del quale pare delinearsi una inverosimile trama volta ad assassinare il comandante Giovanni Pesce. Gli eventi narrati ci riportano nel pieno del clima di “transizione” del dopoguerra, ci anticipano la memoria di successive e consumate trame e, quando ancor’oggi parzialmente rievocati, ci mostrano, come in quelle, una verità sempre negata attraverso ricostruzioni falsamente retoriche e palesemente antistoriche.

Per i soldati al fronte, l’arrivo e l’invio della posta erano momenti di gioia, anche nei frangenti più drammatici e sconsolati. Il papà ne reca una testimonianza forte e assidua. Con le lettere riusciva a tenersi in contatto con le persone care e con il mondo “normale”, dal quale era stato strappato e
che sperava un giorno di ritrovare.

Per lunghi periodi, la lettura e la scrittura di lettere e cartoline, in quegli avamposti sperduti, erano l’unico sollievo tra fatica, paura, freddo, sangue, anche se l’attesa della posta costituiva un tormentoso appuntamento quotidiano.

Il papà timbra spesso le delusioni della posta che non arriva con un curioso e reiterato commento, con il quale ho pensato di dare il titolo a questo suo Diario di Guerra.

Tre anni di paura, di dolore e di morte, ma anche di onore e di gloria, narrati sullo sfondo di un incondizionato tributo di fedeltà alle istituzioni e nell’illusione collettiva e individuale di una vittoria possibile solo nella retorica dei bollettini di guerra.

Il servizio di leva, il richiamo alle armi e tre anni di guerra, il tutto raccontato su quattro diari tardivamente aperti e trascritti.

Eccolo, il papà, contadino e operaio, umile e leale cittadino, imbracciare un’arma per ottenere quella “vittoria” che, sopravvivendo alle battaglie, gli avrebbe consentito il ritorno a casa.

Così, nella breve campagna di giugno contro la Francia, poi nella campagna greco-albanese e quindi nella controguerriglia croata, fa la conoscenza della fame estrema, del gelo, della paura e della morte, in una guerra assurda.

Nella quale egli, nonostante tutto, combatte con valore ed onore con la sola forza della dignità del dovere, contro avversari più organizzati e ben più, e a ragione, motivati.

Gli tocca di “marciare al nemico” in bicicletta, scalare e discendere montagne di notte sotto la bufera, affrontare proiettili e cannonate, sopravvivere per mesi in una buca sotto la neve, attendere per giorni il pane e la posta che non arrivano… Poi, invece della vittoria, ci sarà l’inferno di uno stalag.